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MACELLERIA DI BAMBINI IN ITALIA

di Gianni Lannes


I crimini contro l'umanità sono un tabù sociale coperti dall'omertà dei politicanti venduti al miglior offerente. Infatti non se ne parla: il tema non varca il senso comune e non figura nell'agenda telecomandata dei mass media. Il traffico di organi umani segue le rotte dei migranti. E’ un affare più redditizio del mercato di droga, armi e rifiuti. D’altronde nel vecchio continente non si rischia niente in concreto come per la tortura che in Italia non è reato, perché non è mai entrata in vigore la convenzione del Consiglio d'Europa, contro la tratta di organi umani ed il governo tricolore non l’ha ratificata.


«Ci saranno sempre ricchi disposti a pagare qualunque cifra per riconquistare la salute e poveri che, con le buone o con le cattive, diventeranno donatori. Poi i boss non avranno problemi a trovare una clinica compiacente e moltiplicare i bisogni» parola di Saverio Morabito, padrino della ‘ndrangheta in Lombardia dopo il pentimento.



La profezia del boss calabrese si è avverata da tempo in Italia, dove nel nord propriamente in cliniche private, si espiantano impunemente organi umani ai minori malcapitati. Una volta la camorra attingeva all’infanzia italiana, poi passò a quella sudamericana, in seguito dopo la caduta del muro di Berlino, anche all’Europa orientale per ricavare e vendere pezzi di ricambio umani. Nel 2004 la squadra mobile di Pordenone ha scoperto un giro di neonati comprati in Bulgaria e venduti nel belpaese. E anche in questo caso le intercettazioni hanno fornito elementi per ipotizzare anche lo scenario più agghiacciante. 



La prima inchiesta in materia è stata aperta a Trieste nel 1999, proprio durante le intercettazioni dei grossisti di esseri umani che domina la grande rotta che per tutti gli anni ’90 ha fatto transitare dai Balcani folle di cinesi e di mediorientali diretti verso l’Europa. A tirare le fila era la criminalità albanese. Nel 2000, in Parlamento, sia pure in un’audizione riservata, l’allora procuratore capo Nicola Maria Pace rivelò: «Un clandestino destinato allo sfruttamento allo sfruttamento lavorativo o alla prostituzione veniva pagato 20-25 milioni di lire. In altre occasioni, quelle che riteniamo più inquietanti il prezzo invece saliva a 100-200 mila dollari». Ben 13 anni fa una documentata denuncia depositata alla procura della repubblica di Roma è stata insabbiata in un baleno. Quel che sorprende adesso è l’indifferenza generale a simili orrori.

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