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Rifiuti radioattivi – Il sismologo Enzo Boschi lancia l’allarme: “Italia, altissimo il rischio di un grave incidente nucleare”

È una questione aperta dalla fine degli anni Ottanta e ancora oggi è irrisolta: il problema della sistemazione dei rifiuti radioattivi in un unico deposito nazionale.
Le scorie da decenni si trovano in luoghi provvisori, distribuiti in diverse località dell’Italia, tra cui le province di Vercelli, Alessandria, Latina, Rimini, Milano e Palermo. Sono stoccati in condizioni che non corrispondono assolutamente agli standard di sicurezza. Un argomento del quale la politica continua a disinteressarsi.

Per tutto il 2015 – come sottolinea Il Giorno – si era discusso della creazione di un solo deposito, e grazie a una martellante campagna di comunicazione lo scorso anno si erano compiuti piccoli passi in avanti verso la soluzione del problema: il governo si era ripromesso di far diventare la Cnapi – acronimo della carta in cui sono state messe nero su bianco le possibili aree destinate al deposito nazionale – il punto di arrivo di una valutazione strategica ambientale, tanto che i vertici della Sogin erano stati rinnovati. L’idea era quella di lavorare al deposito. Idea che è rimasta tale.

Il sismologo Enzo Boschi ha cercato di fare il punto della situazione, che si può riassumere con una sua frase: “Nessuno sembra voler davvero affrontare il problema“. L’esperto accusa il governo di aver utilizzato lo scorso anno l’ennesimo escamotage per rimandare una decisione che tra otto anni sarà costretto a prendere per forza e che oggi ha la possibilità di rinviare grazie alla mancanza di qualcuno in grado di coordinare le attività. Boschi aggiunge: “Resta in tutta la sua gravità il problema di pericolosissimi rifiuti radioattivi sistemati in depositi temporanei. È necessaria una disgrazia affinché la questione sia presa in considerazione da coloro che ne hanno la responsabilità?”.

Boschi sostiene poi che a rafforzare l’idea che il governo voglia lasciare tutto così com’è c’è la dichiarazione del ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, secondo cui la procedura per la pubblicazione della Cnapi è in attesa del Rapporto ambientale. Ma in realtà Sogin ha consegnato il Rapporto cinque mesi fa. Perché Galletti allora si è espresso in tal senso? La risposta arriva sempre dal sismologo: “Se lo ammettessero (il rischio, ndr), dovrebbero ultimare la Valutazione ambientale e dopo 180 giorni sarebbero obbligati a pubblicare la Carta e una volta fatto, i cittadini e i sindaci delle possibili aree destinate al deposito valuterebbero i pro e i contro dell’avere il deposito nel loro territorio ed esprimerebbero una scelta”.

L’unico reale vantaggio che il governo avrebbe nel continuare a rimandare, conclude Boschi, è che, una volta che si è arrivati vicini ai termini di scadenza, verranno prese decisioni di urgenza, dove ogni provvedimento è lecito e soprattutto dove la scelta verrà “calata” dall’alto e così i cittadini si troveranno ancora una volta esclusi. Una soluzione all’italiana.

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