La ricetta per raggiungere la felicità...

Con i tempi che corrono, avere un lavoro subordinato non significa automaticamente essere felici. Tutt'altro.

Esattamente un anno fa, mi sono licenziato da un impiego ben pagato con un contratto a tempo indeterminato e tutto ciò è avvenuto nel bel mezzo della più grande crisi economica dell'ultimo secolo! Una follia? 


Prima di giudicare, leggete la mia storia: vi dico soltanto che sarei pronto a rifarlo altre mille volte, perché se non mi fossi licenziato non avrei vissuto il periodo più bello della mia esistenza.

Ma la cosa più importante, è che se non avessi scelto di essere, e non di esistere, non sarei mai e poi mai riuscito a ritrovare me stesso e così non avrei neanche iniziato a vivere con pienezza la mia vita.


Che cosa significa? Cercherò di farvelo capire...



Da quando ho scelto di vivere seguendo le mie passioni più autentiche e di dedicare tutto il mio tempo a ciò che mi piace effettivamente fare, invece di essere uno schiavo che spreca la vita in un'azienda obbedendo agli ordini che gli vengono impartiti per non rischiare di essere licenziato, ho fatto più cose in un solo anno di quante ne avrei potute realizzare in 40 di schiavitù lavorativa trascorrendo 8-10 ore al giorno per 5-6 giorni alla settimana recluso all'interno di un'azienda, al pari di un carcerato!


Non c'è da stupirsi: un conto è poter disporre interamente del proprio tempo, un altro è rientrare a casa stremati dopo una lunga giornata di attività forzose e alienanti. 


I curiosi troveranno un elenco delle mie attività nella nota che ho posto in fondo alla pagina (*), ma non è di questo che vi voglio parlare, perché in realtà non è poi così importante che un individuo riesca o meno ad ottenere dei grandi "successi" nella vita.


Non conta niente diventare ricchi, vincere una gara, scrivere un bestseller o raggiungere chissà quale altro obiettivo se gli sforzi e i sacrifici che si sono compiuti per concretizzare tali risultati hanno compromesso la propria felicità o quella di qualche altro essere vivente.
Il punto cruciale è di scegliere se vivere come uno schiavo o come farebbe un vero essere umano. 


Devo ammettere che non è stato per niente facile compiere un simile passo, anche perché nel momento del bisogno succede una cosa assai curiosa: invece di aiutarti, quasi tutte le persone che ti stanno vicino iniziano a darti contro. 


Tu inizi a lamentarti, a dire che non ce la fai più e che vorresti cambiar vita, anzi vorresti perfino cambiare il mondo per renderlo un posto migliore per tutti, perché così non ha senso andare avanti, non ha senso sprecare l'occasione della vita per alimentare quella che si potrebbe sinteticamente descrivere come una follia sociale... 


Ed allora tutti iniziano a ridere di te, ti dicono che sei pazzo, che devi smetterla di lamentarti perché sei “fortunato” ad avere un posto fisso di lavoro, anche se in realtà non è altro che una moderna forma di schiavitù legalizzata, che forse dovresti parlare con uno strizzacervelli e prendere perfino delle pillole per combattere l'ansia, lo stress e la depressione... 

È una logica perversa: invece di agire sulle cause si trattano i sintomi senza eliminare la malattia, e così si continua a sopravvivere invece d'iniziare a vivere.

Nessuno ti dirà mai e poi mai la cosa più semplice del mondo, ma al tempo stesso anche la più efficace: «guarda dentro di te, conosci te stesso, desidera la felicità e fai quanto in tuo potere per essere felice».


E così, da quel giorno, la mia vita è cambiata drasticamente... 


Capisci di essere sulla buona strada, quando al mattino ti svegli felice e non lo sei perché hai ottenuto qualcosa, ma perché sei felice e basta. 


All'improvviso le tue energie psico-fisiche aumentano, senza un apparente motivo, non ti senti mai stanco ed hai una gran voglia di vivere. 


Ti guardi intorno e ti sembra tutto straordinario, perché riesci a cogliere la bellezza di ciò che ti circonda...


Il filosofo Friedrich Nietzsche diceva: «Diventa ciò che sei», mentre lo psicologo Carl Gustav Jung sosteneva che: «In ultima analisi, noi contiamo qualcosa solo in virtù dell'essenza che incarniamo e se non la realizziamo, la vita è sprecata».

È forse questa la ricetta per la felicità? 


Io penso di sì, e con la mia esperienza posso testimoniare che quando l'essere di un individuo si allinea con la propria essenza, il potenziale umano inizia a sprigionarsi e trasforma la realtà in un sogno fantastico dal quale nessuno vorrebbe mai destarsi.



Mirco Mariucci

1 commento:

Elvio ha detto...

Filosoficamente ineccepibile e tutto molto bello, ma alla fine della storia, non si è scritto quale sia stata la soluzione per pagarsi le bollette, gli alimenti, un tetto caldo ecc...

Non basta licenziarsi dalla schiavitù del lavoro... qual'è il seguito della storia?!?

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