ITALIA SOTTO DITTATURA STRANIERA



di Gianni Lannes

Il punto di forza di un regime antidemocratico è il controllo capillare e centralizzato delle informazioni personali di ogni persona fin dalla nascita, ovvero cittadina e cittadino. Mai sentita nominare la Sogei o il Reparto Informazioni e Sicurezza? Fareste bene ad informarvi fino in fondo, prima di abdicare alla vostra personale sovranità umana. Oggi i dittatorelli in circolazione sulla scena per conto terzi non hanno il fisico né il cervello di una volta, ma comunque fanno ossequiosamente il lavoro sporco per chi vuole dominare, mettere sotto catena e infine inglobare il mondo. Grazie anche al giornalismo venduto al miglior offerente o senza spina dorsale.

Nel belpaese la fantascienza ha surclassato la realtà: basti pensare all’introduzione nel 2003 della tessera sanitaria che incorpora alcuni codici militari elaborati dal Pentagono, nonché alle attività illecite di Eurogendfor (pilotata dalla Nato) fuori dal controllo di legalità della magistratura e del Parlamento di ogni singola ex nazione aderente all'Unione europea. 
Non a caso, nella solita disattenzione generale, proprio il 3 luglio 2015 il governicchio Renzi (telecomandato dall’estero in ossequio ai diktat speculativi massonici e finanziari) imposto dall’abusivo Napolitano ma non votato dal popolo sovrano, ha varato alcuni provvedimenti palesemente incostituzionali. 

Ecco qualche esempio eclatante andato in onda nel consiglio dei ministri numero 72, dove ha presenziato anche il ministro Orlando, quello che ha nominato Adriano Sofri, (vale a dire il mandante dell'omicidio del commissario Luigi Calabresi), consulente ministeriale di "grazia e giustizia":

«ANAGRAFE NAZIONALE DELLA POPOLAZIONE RESIDENTE
Regolamento recante adeguamento del regolamento anagrafico della popolazione residente, alla disciplina istitutiva dell’anagrafe nazionale della popolazione residente (Decreto del Presidente della Repubblica – Esame definitivo).

BANCA DATI NAZIONALE DEL DNA E LABORATORIO CENTRALE
Regolamento recante disposizioni di attuazione della legge 30 giugno 2009, n.85, concernente l’istituzione della banca dati nazionale del DNA e del laboratorio centrale per la banca dati nazionale del DNA (Decreto del Presidente della Repubblica – Esame preliminare).

TRATTAMENTO DEI RIFIUTI E CONTINUITA’ PRODUTTIVA DI SITI INDUSTRIALI  

Il Consiglio dei ministri ha approvato, su proposta del Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare Gian Luca Galletti e del Ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi, un decreto legge in materia di rifiuti e di continuità delle attività produttive in siti di interesse strategico nazionale.

STATI DI EMERGENZA

Xylella

In considerazione del perdurare dello stato di emergenza in atto per fronteggiare il rischio fitosanitario connesso alla diffusione nel territorio della Regione Puglia del batterio patogeno da quarantena Xylella fastidiosa (Well e Raju), il Consiglio dei ministri ha approvato una delibera che consente l’adattamento del Piano del Commissario di Protezione civile alle disposizioni del decreto 19 giugno 2015 del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, che attua le decisioni dell’Unione europea per il contenimento della diffusione dell’organismo nocivo».
L’ennesimo decreto salva Ilva (l’ottavo) viola ben 6 articoli della Costituzione. È quanto sostiene a buon diritto il gip di Taranto Martino Rosati che, su richiesta della Procura della Repubblica jonica, ha sollevato la questione di legittimità dinanzi alla Consulta non lesinando una serie di “censure” all’operato dell’esecutivo che ha varato un provvedimento per scongiurare il sequestro dell’Altoforno 2, l’impianto nel quale ha perso la vita l’operaio Alessandro Morricella, e il conseguente fermo dell’intera fabbrica. Secondo il giudice Rosati il nuovo provvedimento collide con sei articoli tra i quali l’articolo 2 e 4 della Costituzione. L’articolo 2 della Costituzione impegna lo Stato a garantire i diritti inviolabili dell’uomo, ma il nuovo decreto consente «l’esercizio dell’attività d’impresa – scrive il giudice – pur in presenza di impianti pericolosi per la vita o l’incolumità umana senza pretendere dall’azienda l’adeguamento degli stessi alle più avanzate tecnologie di sicurezza». Il magistrato, inoltre, ha sottolineato che vi sono “dubbi di legittimità” anche rispetto all’articolo 4 della Costituzione che “riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”: ma la nuova norma varata dal Consiglio dei ministri avrebbe dovuto tener conto del principio per cui il diritto al lavoro non è da intendersi come “un’attività lavorativa, quale che essa sia e quali che siano le condizioni in cui la stessa si svolga”, ma anzi proprio quel diritto «impone, in primo luogo e quale presupposto essenziale e inderogabile, che il lavoratore operi in condizioni di massima sicurezza». L’Altoforno 2, invece, anche per ammissione della stessa Ilva è priva di una serie di dispositivi di sicurezza che mettono a rischio l’attività dei lavoratori come dimostrato anche da un altro evento anomalo che si è verificato pochi giorni dopo l’incidente che ha ucciso il 35enne tarantino. Ma a queste violazioni, inoltre, vanno aggiunte una serie di lacune che secondo il gip di Taranto sono presenti nel provvedimento del Governo varato “in tutta fretta” solo con l’obiettivo di “neutralizzare gli effetti del sequestro dell’altoforno Afo 2 della stabilimento”. La norma prevede che in presenza di sequestro gli stabilimenti di interesse strategico nazionale possano continuare a produrre anche se gli impianti non rispettano le norme di sicurezza semplicemente presentando entro 30 giorni di tempo un piano di interventi e possono operare per 12 mesi in attesa di adeguarsi a quel piano. Il decreto 92, per il giudice Rosati, presenta una «siderale divergenza» rispetto ai vari principi costituzionali che solo una serie di emendamenti del Parlamento in fase di conversione in legge può ridurre. Una norma, quindi, frutto della fretta che contiene uno “sbrigativo” richiamo alla precedente legge che autorizzava Ilva a produrre acciaio in attesa di adeguarsi alle prescrizioni dell’autorizzazione integrata ambientale pur continuando a diffondere emissioni nocive per la salute degli operai e dei cittadini di Taranto. Ma è proprio nel raffronto con quella normativa che il gip Rosati ha puntato il dito contro l’operato dell’esecutivo spiegando che quest’ultimo decreto che riguarda la sicurezza dei lavoratori a differenza del precedente che invece riguardava le violazioni ambientali non contiene alcuna sanzione per la fabbrica. Non solo. Il piano di interventi dovrebbe essere presentato a vigili del fuoco, Inail e Asl “senza nessuna forma di controllo”. Per il magistrato, quindi, potrebbe verificarsi che il decreto «risulterebbe rispettato, con conseguente diritto alla prosecuzione dell’attività produttiva» anche in presenza di misure di intervento inadeguate o insufficienti. «È oggi consentito per Iegge” conclude il giudice tarantino “che un’azienda, se d’interesse strategico nazionale, possa continuare a svolgere la propria attività anche quando tale esercizio sia suscettibile di aggravare o protrarre le conseguenze di un reato, se non addirittura costituisca esso stesso reato, e che ciò essa possa fare per un anno, soltanto limitandosi a predisporre e comunicare un piano di interventi ad alcuni enti pubblici, che non possono nemmeno sindacarne contenuti ed attuazione».

Dulcis in fundo: in Puglia ossia in Italia, non esiste alcuna emergenza Xylella come già ampiamente dimostrato in una precedente inchiesta sul campo. Alla prova dei fatti la Xylella non c’è, non è mai apparsa in Europa. E latitano pure le prove scientifiche: il saggio di patogenicità. Eppure le autorità regionali e nazionali hanno minacciato di distruggere gli uliveti salentini, non si sa per miopia o calcolo speculativo, invece di attuare la bonifica delle aree inquinate dagli sversamenti ecomafiosi e di proibire l'uso dissennato di pesticidi.
Allora, non abbiamo che da perdere le catene, o soccombere, ma senza lamenti italidioti per carità. Siamo sotto scacco a causa della nostra inerzia individuale, sociale e politica. Nel 1947, i padri costituenti hanno consegnato al popolo sovrano la Costituzione repubblicana (inattuata e stracciata con l'entrata in vigore nel 2009 del Trattato di Lisbona), con il compito precipuo di controllare il potere. La libertà va conquistata e salvaguardata. Dunque, la parola d'ordine è ribellione popolare. Che fare? Mettere in pratica la disobbedienza civile. Un pacifico sciopero generale ad oltranza fino alle dimissioni dell'esecutivo eterodiretto di mister Renzi, obiezione fiscale a tappeto perché con una pressione fiscale dello Stato al 60 per cento (record mondiale) il reato è la tassa, non l'evasione. Infine, istituzione di una nuova Costituente.



riferimenti:




inchieste:





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