Dominio finanziario e militarizzazione viaggiano in parallelo

Lo spettro di un nuovo prossimo collasso finanziario, che potrebbe essere tale da far impallidire quello del 2008, si aggira per gli uffici degli organismi di potere degli Stati Uniti,
una super potenza sempre più caratterizzata dal dominio militare/poliziesco e dell’apparato di spionaggio, che dall’11 Settembre del 2001 si è spogliata rapidamente di ogni legittimazione.

John Saxe-Fernández

Lo spettro di un nuovo prossimo collasso finanziario, che potrebbe essere tale da far impallidire quello del 2008, si aggira per gli uffici degli organismi di potere degli Stati Uniti, una super potenza sempre più caratterizzata dal dominio militare/poliziesco e dell’apparato di spionaggio, che dall’11 Settembre del 2001 si è spogliata rapidamente di ogni legittimazione mentre accade in questo momento che si affannano nervose mediazioni, da Wall Street alla City, passando per Francoforte, per calibrare il collasso delle quotazioni petrolifere: una valanga che si abbatte sulle società petrolifere, le principali aziende di servizio del settore, e sulle rischiose speculazioni delle banche troppo grandi per fallire (too big to fail) su di un debito tossico emesso per finanziare il business dello shale gas.

Questo si somma già ad una bolla di 500 mila milioni di dollari, la punta di una colossale iceberg speculativo soltanto immaginabile nelle sue dimensioni dagli addetti della Citigroup e dai distruttori di tutte le leggi che impedivano di scommettere senza alcun limite sui derivati, passandone al pubblico (depositanti e contribuenti) i costi dello scoppio della bolla in un contesto polarizzato su una serie di bolle, la cui esplosività accumulata, dall’Iraq, alla libia, all’Ucraina al Iguala,Tlatlaya (Messico), Ferguson e Baltimora, già oscilla pericolosamente sul mondo.


Deriva strettamente da questi sostegni finanziari e militari/polizieschi, collegati al ristagno dell’economia, la provocazione ed il terrore di Stato, attuato non nel rispetto degli strumenti costituzionali o del diritto penale internazionale, nè dal Consiglio di Sicurezza dall’organizzazione delle Nazioni Unite che, con sempre maggiore frequenza, si manifesta al servizio del potere statunitense, sotto la nozione post 11/S., da cui il Comandante in Capo (e presto le grandi corporations nella sfera degli accordi del Trans pacifico e del prossimo Trans Atlantico ATP-TTIP) procedono senza autorizzazione legislativa – o giudiziale- in qualsiasi campo di battaglia, incluso nel territorio degli Stati Uniti. La guerra e lo stato d’assedio sono lì, nella legge Ptroct Act; la disattivazione della legge Posse Commitatus del 1878 – che proibiva l’utilizzo dei militari nel territorio dgli Stati Uniti e nelle funzioni di Mimoistero Pubblico-, e nel disdegno della Convenzione di Ginevra per l’attuazione della crociata antiterrorista.

La guerra di aggressione contro l’Afghanistan, la petroguerra illegale contro l’Iraq, la Libia, i piani operativi contro l’Iran, il Venezuela, la Siria o gli strumenti del terrorismo di Stato – il Plan Colombia, l’Iniziativa Merida in Mexico-, e gli operativi contro la Russia schierati in Ucraina, si sommano al promemoria settimanale che viviamo in uno stato di assedio globale che tiene come asse la Casa Bianca che dirige l’uccisione dei sospettati di terrorismo utilizzando i droni senza pilota.

E’ accaduto quando poco tempo fa si è riferito su varie uccisioni di massa (avvenute in Messico) non incluse nella normale routine, come di recente emerso da uno psicodramma stabilito con una profonda dissonanza cognitiva, (Leon Festinger, 1957), che un sotto segretario di Stato degli Stati Uniti, durante un giro di lavoro per il Messico, ha enunciato che, dopo gli avvenimenti di Tlatlaya e Ayotzinapa, (omicidi di massa di studenti), il Messico si trova sotto un forte giudizio della comunità internazionale. Lo stesso sottosegretario ha confidato che le prossime elezioni del 7 di Giugno si spera che portino in qualche modo effetti positivi per farla finita con la tradizione di impunità in materia di violazioni di diritti umani, corruzione, sequestri e sparizioni di persone, offrendo come fine dell’ipocrita inconsistenza (dal mondo che si osserva) il suo impulso nel continuare con la macelleria, la catastrofe umana attraverso l’ipermilitarizzata e militarizzante iniziativa di Merida: il sottosegretario ha detto che, oltre all’appoggio che il suo paese offre al Messico per mezzo degli accordi di cooperazione, esistono altri programmi che sono stati messi a disposizione del governo messicano per affrontare questi problemi.

Occorre chiedersi se questi programmi non specificati prevedano l’annientamento delle rivolte rurali ed urbane – travestite da operazioni antinarco- , per utilizzare l’equipe militare che, nonostante la generalizzata impunità e la tortura, le sparizioni forzate e le esecuzioni stragiudiziali, di recente il dipartimento di Stato USA ha autorizzato la vendita al Messico di armamenti per 300 milioni di dollari ed il paese risulti leader attualmente tra i 39 paesi dell’America Latina e del Caribe negli acquisti di armi made in USA, come autoblindate (Humvee) ed aerei di addestramento (Beechcraft T-6C Texan II ) . Questo nonostante il Messico si trovi in fase di tagli di spese sociali e stretta fiscale. ( ………).

Di recente la CNN ha informato che le dimostrazioni a Fergusson, Missouri, ed il altre parti (Baltimora, ecc.) provocate dai mortali e sistematici attacchi della polizia contro giovani afroamericani, erano da considerare forze nemiche come in una guerra. (…….).

Queste sono guerre, operativi e catastrofi che, oltre ad accompagnare la precipitosa decadenza di una potenza in stato d’assedio (assieme al collasso climatico in corso), sono sintomi di crisi terminale del sistema del capitalismo neo liberista come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi.


Traduzione: Luciano Lago

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